I 40 ANNI DALLA SCOMPARSA DEL FONDATORE DEL CONCORSO VIOTTI
I 40 ANNI DALLA SCOMPARSA DEL FONDATORE DEL CONCORSO VIOTTI
Joseph Robbone. Un ricordo
Pensato quasi vent’anni fa per la cerimonia di intitolazione del Salone Dugentesco al fondatore del Concorso Viotti (2006), questo breve scritto mantiene inalterato il suo valore anche oggi che se ne celebrano i quarant’anni dalla scomparsa.
Più che un ricordo di Joseph Robbone, molti ricordi.
Che in una catena evocativa a tanti dei presenti verranno in mente.
E che speriamo aiutino i più giovani a conoscere il pensiero e l’azione di questo grande ideatore.
Come sintetizzare lo spirito dell’uomo e quei decenni così fertili e tuttora vivi?
Bastano tre parole: una serena solennità. Cioè un modo brillante e gentile di vivere circostanze delicate e impegnative. Joseph Robbone era a suo agio con tutti e metteva tutti a proprio agio. Sapeva ridurre le distanze senza mai perderne significato e valore. A tu per tu con i personaggi più celebri o facendo due chiacchiere con noi persone comuni, Joseph Robbone era sempre e solo sé stesso: affabile, immediato, ricco di spirito. Insomma – anche se l’aggettivo è banale – simpatico: coi suoi momenti d’ombra e qualche arrabbiatura quando ci voleva, ma simpatico.
Un uomo che sapeva intuire e poi organizzare: infine godersi il risultato. Lontana da lui, sempre – e per scelta di stile – qualunque forma di supponenza, snobismo o presunzione. Connaturata, invece, una grande facilità nell’ospitare a Vercelli divi e divine che in epoca premediatica erano già e comunque presenze molto ingombranti: Tebaldi e Di Stefano, Del Monaco e Simionato, Scotto, Kabaiwanska…
In quei ricordi, per chi li ha vissuti, c’è anche l’eco sonora delle sue presentazioni, colloquiali, a braccio (che più a braccio non si poteva), sempre brillanti, sapide. Si trattasse di un illustre Viotti d’Oro come di una giovane formazione da camera, il discorso si dipanava pacatamente ad altezza pubblico. Soprattutto in quel Salone Dugentesco – luogo robboniano per eccellenza – dove le prime file si ritrovavano a due metri da BenedettiMichelangeli, da Accardo, da Gazzelloni.
Infine, intrecciata alle reminiscenze musicali, c’è anche l’immagine riflessa di una Vercelli in stato di grazia – soprattutto tra i ’60 e i primi ’70 del Novecento – prima che crescita e sviluppo iniziassero a rallentare.
Ma qui sta il rischio: di consolarsi con il passato, di eleggerlo rifugio e specchio narcisistico, togliendo forze ed energie al presente, sogni e progetti per il futuro.
Ricordare oggi Joseph Robbone, invece, deve servire soprattutto a ripensare un modo di illustrare la città promuovendone gli ingegni più vivaci e aggiornati. Vuol dire far coincidere gli obiettivi di singoli appassionati e competenti con quelli della collettività, anche pensando in grande, senza aver paura, forti della propria cultura e non appoggiandosi alla cultura degli altri.
Perché Robbone non era solo uomo di pubbliche relazioni: nelle pieghe del discorso inevitabilmente finivano le cose che aveva a cuore e studiava e sapeva: il musicista colto, l’appassionato d’arte e d’antiquariato, i libri, la natura, la cucina…
La vita, insomma, che profondamente amava.
Teatro Civico, sabato 18 ottobre 2025
Serata Finale del 75° Concorso Viotti di Canto
Francesco Brugnetta